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L'acrostico e la Costituzione


 

È trascorso tanto tempo da quando ho scattato queste fotografie. Quasi due anni. Le scorro con tanto affetto e con tanta gioia. Ci ho messo due anni per ricominciare a scrivere. A scrivermi.

Cosa ho fatto in questi due anni? Ne parlerò in un altro post.

Adesso no. Ho voglia di ricordare. Ho voglia di pensare a quelle belle mattine di fine anno scolastico, in cui attraverso le parole cristalline della Costituzione abbiamo parlato di cosa significa essere italiani, abbiamo scoperto che abbiamo diritti e doveri.

Abbiamo imparato che la nostra Costituzione, modestamente, è la più bella del mondo e, sebbene sia passato tanto tempo, le rughe la impreziosiscono e la rendono ancora più affascinante.

L'abbiamo voluta celebrare, dunque. Come.

Come sappiamo fare noi piccoli. Abbiamo preso materiale da riciclo, come il cartone che si trova al supermercato e che viene usato per dividere le casse di minerale, poi pennarelli e tempere, matite e gomme.

E abbiamo scelto. Una parola. Una sola. Che fosse una gemma preziosa, incastonata per sempre nella nostra memoria. La parola che più ci ha colpito. Abbiamo votato la parola più bella. Così, ogni gruppo ha avuto la propria.

E poi ci abbiamo intrecciato su altre parole, formando un acrostico.



Ogni acrostico è risultato essere una mappa dei nostri pensieri, dei nostri ragionamenti sulla Costituzione. Ogni gruppo li ha spiegati alla classe e, per la prima volta ci siamo sentiti, insieme, cittadini.

Sono trascorsi due anni, ma il ricordo è vivido. Il presente è diverso ma allo stesso modo ricco di entusiasmo. Lo racconterò presto. 




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